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La storia che l’autrice racconta in questo libro è sua. E di molte altre donne. “Ho deciso di raccontare un periodo doloroso della mia vita con la speranza di aiutare chi, suo malgrado, si ritrova a vivere un’esperienza simile.
Ammalata di una forma grave di endometriosi, ho dovuto dire addio per sempre al mio utero con ripercussioni psicologiche che mi hanno segnata in maniera indelebile.
Mi sono sentita sola. Mi sono sentita svuotata, in senso fisico e spirituale. Non ho trovato la comprensione e la solidarietà che avrei voluto, piuttosto superficialità. Questo libro nasce con l’intento di far sentire meno sola chi lotta contro l’endometriosi e contro tutto quello che questa malattia comporta con la consapevolezza di non potere avere un figlio con la pancia”.
L’Italia ha attraversato gli ultimi cento anni e più di calcio scivolando più volte nello scandalo: dalla semplice violazione delle regole di giustizia sportiva e ordinaria alle partite combinate sulle quali si arricchiva il totonero, al doping reiterato e mai pienamente confessato, nonostante le tante morti sospette. L’Italia mondiale cerca adesso di risollevarsi da una sconfitta etica e morale senza precedenti, ma lo può fare solamente se saprà operare una vera pulizia di tutto il marcio che si era annidato nell’italico calcio degli ultimi vent’anni.
In questo libro abbiamo ripercorso la storia di Calciopoli, o Moggiopoli se preferite, attraverso una ricostruzione minuziosa dei passaggi più importanti, abbiamo riletto per voi la storia di cento anni di scandali, casi di doping compresi, abbiamo intervistato figure emblematiche del mondo del calcio e del giornalismo, sportivo e no, abbiamo riflettuto sulla necessità o meno di un’amnistia… In queste pagine troverete tutto quello che c’è da sapere sull’inchiesta, sulla sentenza e sulle condanne che hanno cambiato per sempre il volto del pallone tricolore, perché niente sarà più come prima, soprattutto dopo aver letto le intercettazioni telefoniche. L’unico che resta fuori da questa lista non è il tifoso che continua a credere ciò che vuole per amore di maglia, ma il vero sportivo, pugnalato al cuore della correttezza e del rispetto delle regole.
Diventare mamma di Niccolò, un bambino nato a Phnom Penh, è stata l’esperienza più intensa di tutta la mia vita. Ho provato a raccontare in una sorta di diario quelli che sono stati gli appunti di un viaggio speciale che ci ha portato in Cambogia, da nostro figlio. Paure, ansie, indagini psicosociali, udienze in tribunale, la scelta di un ente autorizzato. E poi passione per un Paese che ancora adesso fatica a ritrovarsi, dopo il genocidio di Pol Pot. L’adozione di mio figlio è tutto questo. Ma è soprattutto il diritto di ogni bambino di avere una mamma e un papà che possano occuparsi di lui, per sempre.
Interrompere volontariamente una gravidanza è quanto di più doloroso possa capitare nella vita di una donna. A più di dieci anni di distanza da quella che è sicuramente la cicatrice più grande che porto nel cuore, ho deciso di raccontare la mia storia. Una storia come quella di tante altre donne che hanno detto di no a un figlio, mosse dalle ragioni più svariate. Donne che hanno scelto consapevolmente di abortire, ma che non per questo non hanno sofferto. E che soffrono ancora oggi. Questo libro non vuole essere una difesa dell’aborto tanto meno una sua esaltazione. È semplicemente il racconto di un’esperienza dolorosa che ho vissuto nella più completa solitudine e nell’abbandono più totale, non soltanto per una mia scelta. Ma è anche la richiesta di una “sospensione” del giudizio da parte della gente, soprattutto da chi – per capacità, diligenza o per semplice fortuna – non si è mai ritrovato a indossare i panni di una donna incinta che sceglie, pur con un enorme dolore, di interrompere la gravidanza.
La prefazione scritta dal dottor Silvio Viale, ginecologo torinese noto anche per l’aver portato avanti la sperimentazione della pillola RU-486, arricchisce ulteriormente un volume già intriso di sofferenza e di sensi di colpa, di rabbia e di solitudine, ma anche di speranza di poter – un giorno – ricominciare ad assaporare la vita senza una lettera scarlatta impressa nel cuore.




