Il dolore
Ci sono mille modi di reagire al dolore, a quello fisico e a quello psicologico. Ti puoi chiudere in te stesso, puoi urlarlo al mondo, puoi strapparti i capelli - se li hai, ovviamente -, puoi piangere per ore, ore, ore. Oppure puoi far finta che la vita non sia poi così male. Che ci siano delle cose belle, perché quelle effettivamente ci sono davvero. E magari puoi fingere, anche soltanto per pochi minuti, di non avere in testa una bomba a orologeria, come invece ti hanno detto i medici pochi giorni fa. Puoi far finta che le tue gambe funzionino alla perfezione. E che quelle cicatrici che hai sul braccio non siano di decine di cannule e di flebo che hanno lasciato il segno. E che i tuoi capelli siano così corti perché sono molto fashion victim. Ecco, lo puoi fare.
E puoi magari anche scrivere qualcosa di “divertente” sul tuo stato di facebook. Così, per sdrammatizzare, sempre per fingere che in fondo non è tutto così grigio, anche se hai ingurgitato più medicine che caramelle e sei talmente radioattivo che quando passi si accendono i lampioni.
C’è chi capisce tutto questo perché l’ha provato.
C’è chi non lo capisce perché per fortuna invece non l’ha mai provato.
C’è invece chi capisce perché ti vuole bene davvero, e soprattutto ha imparato a conoscerti, ad amare i tuoi tanti difetti e i tuoi pochi pregi.
C’è invece chi non capisce e basta, senza giustificazioni.
E’ un gran peccato. Un gran peccato davvero.
La vita va così
Ci sono momenti in cui non riesci a capire se quello che ti circonda è vero oppure no. Non capisci se sono persone vere. Non intendo “reali”. Intendo proprio “vere”, nel senso puro del termine. Non capisci se ti stanno accanto per un qualche interesse più o meno palesabile o immaginabile. Ti fidi e basta, perché altrimenti non potresti andare avanti. E proprio quando riesci a fidarti, allora ecco che scopri che la realtà, quella che tu credevi vera, è diversa. Ti hanno mentito. Ti hanno usato. Ti sono stati vicini perché faceva comodo così. E ti scopri ingannata un’altra volta, ti scopri doppiamente ferita perché il colpo è stato inferto da chi pensavi non ti avrebbe mai fatto volutamente del male.
E allora ti chiedi dove hai sbagliato, che cosa avresti potuto fare e invece non hai fatto… E soprattutto arrivi a una conclusione: se ti hanno ingannato, offeso, ferito e mentito, la colpa è tua, perché hai permesso che questo accadesse.
Stupida che non sono altro.
“Aborto in Italia tra morale, diritto e tabù”
Mercoledì 18 novembre, a partire dalle 20.30, presso la Bibliomediateca Mario Gromo del Museo Nazionale del Cinema di Torino, in via Matilde Serao 8/A
Tra gli anni Sessanta e Settanta in Europa e negli Stati Uniti una serie di fattori concomitanti di matrice culturale e sociale condussero alla realizzazione di leggi che legittimano e ufficializzano la pratica dell’aborto volontario. Condizioni storiche favorevoli permisero di combattere il silenzio che eclissa la problematica dell’aborto, argomento fino ad allora considerato tabù, ponendo pertanto la questione dell’interruzione volontaria di gravidanza al centro del dibattito comunitario. In Italia le ragioni che portarono alla realizzazione della legge 194 del 1978 sono da ricondursi alla lotta nei confronti dell’aborto illegale, motivazione che si è imposta sul clima di scontro che dominava il dibattito sull’IVG. La storia della legge italiana sull’aborto, oltre a testimoniare una diminuzione drastica e quasi totale della pratica dell’aborto clandestino, dimostra tuttavia che a diminuire è anche la pratica di quello legale e di quello ripetuto; oggi le donne italiane non solo abortiscono meno (la riduzione dell’aborto legale è stata del 44,6%), ma si ritrovano anche a ripetere con sempre minor frequenza quest’esperienza nel corso della vita.
In Italia la presenza del Vaticano, il Movimento per la Vita e la tradizione antiabortista che storicamente interpreta l’aborto come reato, rendono la questione IVG molto controversa, anche ai giorni nostri. E’ un evento recente infatti la proposta di una revisione della legge, fattore che ovviamente suscita scalpore, soprattutto se si pensa alle complicate lotte collettive sostenute durante la fase di transizione sociale e culturale che ha visto coinvolta anche la legge sull’aborto.
Le polemiche che la 194/78 continua a suscitare e i fermenti prodotti dall’approvazione della commercializzazione della pillola abortiva Ru-486 avvenuta il 30 luglio 2009 da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dimostrano come in Italia la questione aborto sia una problematica viva ed attuale da un punto di vista non solo morale, ma anche sociale e giuridico. Queste considerazioni creano altresì l’urgenza di alimentare con impegno un confronto culturale sul tema dell’aborto, atto a sostenere il dibatto pubblico e libero su di un argomento che per certi versi potrebbe essere considerato ancora un tabù.
Intervengono:
Silvio Viale
Medico specialista in ostetricia e ginecologia. Responsabile del servizio unificato IVG dell’Ospedale S.Anna di Torino. Direzione Nazionale Associazione Luca Coscioni. Comitato Scientifico EXIT-Italia.
Maurizio Mori
Docente di bioetica dell’Università degli Studi di Torino.
Presidente dell’associazione laica “Consulta di Bioetica Onlus.
Fondatore e direttore di “Bioetica. Rivista interdisciplinare” (edizioni Vicolo del Pavone, Piacenza)
Paola Strocchio
Giornalista e redattrice del quotidiano CronacaQui di Torino.
Autrice.
Modera: Jessica Cusano (BioeTo, gruppo giovanile della Consulta di Bioetica).
I libri presentatati:
Maurizio Mori, Aborto e morale. Capire un nuovo diritto, Einaudi, Torino, 2008.
Paola Strocchio, Non sarò mai più la stessa. Storia di un aborto, Cosmopolis, Torino, 2008.
Il film proiettato:
Cristian Mungiu, 4 settimane, 3 mesi, 2 giorni, Romania, 2007, col, 113’. Interpreti: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov, Alexandru Potoceanu.
Intervista su Radio Centro 95
Grazie a Radio Centro 95 e a Mariella Vitale.
Paola Strocchio a Radio Centro 95
Intervista su Radio Veronica One
Grazie a Radio Veronica One e al sempre disponibile Sergio Melito.
Paola Strocchio a Radio Veronica One




